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Prendono piacere i porci più del fango che dell'acqua limpida (Eraclito, fr. 13 DK)


Diario


15 novembre 2006

Con Daw, ovviamente

I Radicali sono morti. Da tempo. Il cialtronesco esperimento della Rosa nel pugno, che qui ci siamo guardati bene dal votare, perché a tutto c’è un limite, specie alla decenza, è un inciucio tutto italiano tra socialisti di sinistra (già, perché da noi ci sono pure quelli di destra) e radicali, o meglio: tra i socialisti di sinistra e la dirigenza del Partito Radicale, che ha in Marco Pannella il mentore, il (fu) genio politico trasformatosi in padre padrone, tanto da tarpare le ali prima a Rita Bernardini ed Emma Bonino, che qui stimavamo molto e sulla quale ora abbiamo non poche riserve, e poi a Daniele Capezzone, che qui non abbiamo mai stimato ma che compatiamo per la sua infelice posizione (tu pensa, o lettore, dove siamo finiti). La morte dei Radicali ha diverse spiegazioni, molte valide, alcune meno, ma pur sempre interessanti. La più diffusa, almeno tra i Radicali di nostra conoscenza (e in larga parte anche da noi), è quella che verte sull’impoverimento del dibattito politico italiano. Anzi, dell’impoverimento del bisogno di politica degli italiani. Insomma, la società italiana avrebbe progressivamente perso l’interesse verso quelle tematiche care ai Radicali, a cominciare dalla laicità dello Stato e dai diritti umani, mettendo non già in secondo piano, ma in terzo e spesso quarto, i problemi sostanziali e procedurali che riguardano la nostra traballante democrazia. È una spiegazione forte, ma senz’altro fondata: chi scrive l’ha appunto sostenuta più volte. Ma non basta. Abbiamo sempre voluto aggiungere una chiosa che ai Radicali duri e puri non piace. Questa: mentre la società italiani applicava il cappio al collo dei Radicali, Marco Pannella ha fatto di tutto per stringerlo più in fretta. Ha letteralmente fagocitato il partito. Quando gironzolava per le piazze italiane vestito da Babbo Natale a regalare marjuana; quando chiedeva un referendum anche per sapere che ore fossero*; quando proclamava uno sciopero della fame anche per impedire il taglio delle orecchie dei cani*; quando trasformava la laicità dello Stato, che è un tema fondamentale, in basso anticlericalismo; soprattutto quando trasformava il Partito Radicale in una sua esclusiva proprietà.... Quando faceva tutto questo, e anche altro, Pannella contribuiva al soffocamento dei Radicali. Il glorioso Partito Radicale è diventato, negli ultimi anni, il Partito Pannella. Anzi, Casa Pannella.

E lo diciamo con dolore, perché Marco Pannella ha combattuto battaglie fondamentali, è stato un cattivo ma intelligente maestro per molti laici e liberali italiani. Però ha un vizio narcisistico assai grave: non sa farsi da parte. Non sa affidare ad altri, de facto, la guida del Partito. L’(auto)esclusione di Benedetto della Vedova dal Partito si spiega anche così.

Il colpo di grazia al rantolante PR, dicevamo, l’hanno dato Pannella-Bonino-Capezzone quando, pur di entrare in Parlamento, hanno deciso di costituirsi, insieme a Boselli e sodali, in quel guazzabuglio che risponde al nome di Rosa nel pugno. Avevano detto di voler rappresentare una spina nel fianco della compagine ulivista, bilanciando la forza dei partiti più estremisti, portando la maggioranza verso una nuova direzione laica, liberale, meno rigida nei confronti della Casa Bianca e di Tel Aviv e meno genuflessa davanti al Vicario di Cristo – un altro che, in quanto a ironia, non scherza niente: vero, Pannella? Invece, ahinoi, si sono fatti in tutto e per tutto uomini di Governo, compresa Emma Bonino, pronta come non mai ad accettare compromessi squallidi, a partire dalla propria carica ministeriale. E questa è stata per noi la delusione più grande: Emma Bonino l’abbiamo indicata più volte come un esempio del cosa significhi fare politica, non ci aspettavamo certo una sua piena omologazione al Prodi-pensiero e, il che è peggio, al modus operandi democristiano.

 

Perché sentiamo l’esigenza di (ri)affermare queste cose, per lo più già scritte e dibattute? È presto detto. Radioradicale, come in molti sapranno, ha censurato un post del nostro amico blogger Daw, il quale, con la consueta ironia, aveva raffigurato l’ennesima sceneggiata radicale in diretta webcam come un episodio della fantomatica sitcom Casa Pannella. Un’ironia feroce, certo, ma non gratuita. Daw è noto per i suoi montaggi acuti e irriverenti: se l’è presa con la destra fascista e omofoba, con Prodi e Napolitano, con la Chiesa – e non ha mai ricevuto una diffida legale.

Il video Casa Pannella è però finito anche su YouTube.com e ha attiratto alcune testate giornalistiche, come Repubblica e Studio Aperto, divenendo molto popolare nel giro di poche ore. La fuoriscita del filmato dalla ristretta cerchia della Blogosfera ha incredibilmente indispettito i Radicali, che hanno – proprio loro, noti anticomplottisti! – visto un’occulta regia (Capezzone) dietro l’operazione di Daw. Alle perplessità di Panella&Bonino è seguita, via Davide Galli, responsabile di RadioRadicale, una diffida legale nei confronti di Daw. L’accusa rivolta a Daw è delle più ridicole: avrebbe infangato il buon nome dei Radicali, senza nemmeno citare la fonte da cui ha tratto il video (Radioradicale.it). Ci permettiamo di notare, con la consueta voce bassa, che mandare in diretta web una riunione in cui la parola più pronunciata è «cazzo», condita da insulti di ogni tipo e da una bestemmia, non crediamo abbia reso gloria al PR. E non si parli di trasparenza! Qui siamo davanti a un caso, l’ennesimo, di voyeurismo, e basta (si confonti quanto detto testé sul narcisismo). Ma la cosa più grave è un’altra: Daw non ha scritto un trattato sui Radicali: ha semplicemente realizzato un video dichiaratamente e inequivocabilmente satirico. Era ed è impossibile fraintenderlo, se si è in buona fede. Evidentemente non lo è Galli, non è Pannella, non lo è Rita Bernardini.

Anzi. Proprio a Rita Bernardini osiamo far notare, sperando che non ci denunci e non chieda la nostra pubblica esecuzione, che invocare la Creative Commons per sostenere la necessità di tappare la bocca a Daw è francamente offensivo per qualsiasi persona di media intelligenza. Nun ce provà! lo diciamo noi, se è ancora lecito. La fonte (Radioradicale.it), dopo la prima segnalazione, Daw l’ha inserita eccome, e ancora campeggia sul suo blog. Se inizialmente ha sbagliato, non indicando la fonte, ha presto riparato al proprio errore – perché di errore si è trattato. Ma una diffida legale resta una diffida legale. Un gesto estremo che difficilmente può essere spiegato con la Creative Commons. Quello che ha indispettito i Radicali non è la forma del videopost di Daw: è il contenuto. Si sono incazzati perché quel montaggio dice la verità: i Radicali sono – o almeno così si vendono – come un gruppo isterico, autistico e in perenne oscillazione tra Urano e Crono. Daw si è limitato ad accentuare la bassa lega di certe discussioni (leggi: sceneggiate). E l’hanno diffidato. Un risata li seppellirà, se non l’ha già fatto.

 

 

 

 * nota per Radioradicale.it: è una battuta, solo una battuta




permalink | inviato da il 15/11/2006 alle 22:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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