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Prendono piacere i porci più del fango che dell'acqua limpida (Eraclito, fr. 13 DK)


Diario


13 novembre 2005

Ancora su Falluja e sul documentario di RaiNews24. Una disamina.

Premessa

 

Questo post nasce come sviluppo e arricchimento di quello analogo precedente. Alcuni commenti perspicui (come quelli di Dma e FabioC.) e post ricchi di informazioni interessanti, come quello eccellente di Wellington, hanno reso necessario un approfondimento di quanto scritto “a caldo” dopo aver visto il documentario di RaiNews24 in questione.

 

Il documentario di RaiNews24, come i film di Michel Moore, ha una qualità peculiare: sono ottime armi propagandistiche. Sono bombe mediatiche: fanno un gran botto, permettono ai quotidiani (alcuni) di sparare la notizia in prima pagina, alimentano la rabbia di chi è “contro” e nessuno si prende la briga di verificare quanto vi viene affermato. E se qualcuno lo fa, pochi lo leggono e ancora meno lo prendono seriamente. Ormai è pubblico: gli americani hanno usato il fosforo bianco e il Napalm contro i civili di Falluja. Questo un’ampia parte dell’opinione pubblica voleva, e questo ha avuto.

Peccato, perché potrebbe essere utile riflettere con attenzione sul modo in cui gli eserciti occidentali conducono le guerre: Abu Ghraib è stato il caso più palese e dirompente, ma non è il solo, di violazione totale delle regole, che ci sono anche in guerra e che un esercito ha il dovere di rispettare. Nessuno vuole santificare gli americani o difenderli a spada tratta quando tutte le prove giocano contro di loro. Non l’hanno fatto nemmeno i mezzi di informazione statunitensi, che hanno scovato, divulgato e sbattuto in faccia al mondo le foto abominevoli delle torture inflitte ai prigionieri. E non lo ha fatto nemmeno l’esercito, perché le «foto della vergogna» sono emerse all’interno dell’inchiesta condotta dal generale Antonio M. Taguba. Gli stessi media americani insistono oggi sulle violazioni a Guantanamo e persino la Corte Suprema ha preso le distanze dal Presidente Bush. Ora è esploso il Ciagate, che di certo non è un favore della stampa statunitense all’Amministrazione. Si rifletta: gli “scoop” più dannosi per l’immagine dell’Amministrazione Bush e dell’esercito americano provengono tutti dai mezzi di informazione degli Stati Uniti, non dalla stampa e dalla telivisione europea.

 

Il documentario di RaiNews24 non appartiene alla medesima categoria degli “scoop” americani su Abu Ghraib o sul Ciagate, ma è un collage piuttosto impreciso di immagini e affermazioni improprie, di cui alcune del tutto prive di fondamento. Intendiamoci: potrebbe dire anche il vero, cioè potrebbe essere vero che gli americani hanno usato durante la battaglia di Falluja armi non convenzionali coinvolgendo molti civili. Ipoteticamente si può porre qualsiasi cosa. Il punto è che il documentario non è in grado di provarlo: è un cattivo prodotto giornalistico. Un intruglio di verità, mezze verità, falsità e leggende (così lo definisce Wellington).

Segue una disamina del documentario.

 

verità

 

1)      la guerra è orrenda e in guerra si gioca sporco, qualsiasi sia la bandiera sotto la quale si combatte. Questo emerge in modo chiaro dal documentario ed è assolutamente inconfutabile. Sono però passati i tempi della «guerra sola igiene del mondo», e tutti oggi riconoscono l’orrore delle guerre. Di tutte le guerre. Infatti, nessuno oggi oserebbe dire che una guerra va fatta perché è bella e pulita, ma perché è utile o necessaria;

2)      la barbarie e la guerra sono inscindibili: non c’è esercito che non ricorra all’orrore, magari gratuito. Questo succede anche agli eserciti regolari di Paesi democratici: l’esercito francese ha usato sistematicamente la tortura in Algeria; soldati italiani hanno violentato e torturato uomini e donne in Somalia; gli americani si sono macchiati dell’abominio di Abu Ghraib. In questo gli eserciti dei Paesi democratici sono identici a quelli dei dittatori. Però i Paesi democratici, quando li scoprono, tendono a punire gli abusi. Questo è successo per Abu Ghraib, mentre non è successo per l’Algeria e la Somalia. E su questo si dovrebbe riflettere;

3)      in guerra muiono sempre i civili, anche se le armi si fanno «intelligenti» e le operazioni militari «chirurgiche». Muore cioè chi non c’entra nulla, chi non voleva né il regime né la guerra che lo abbatte. Si deve però riconoscere che oggi i civili muiono meno di ieri, perché gli eserciti non distruggono più intere città in modo sistematico per fiaccare il nemico. È successo a Grozny, ma tutti l’hanno dimenticato;

4)      i marines hanno compiuto in modo sistematico, anche se non ordinato dall’alto, violenze e atti ignobili verso il Corano e la religione islamica non solo ad Abu Ghraib. Lo testimoniano le croci dipinte nelle moschee che il video documenta e alcuni racconti di giornalisti, anche embedded.

 

mezze verità

 

1)      l’esercito americano ha aspettato l’esito delle elezioni presidenziali per sferrare l’attacco su Falluja, come afferma il documentario? È molto probabile, visto il forte impatto mediatico facilmente prevedibile. Non c’è – almeno il video non la fornisce – una prova schiacciante che corrobori questa probabilità, però l’uso della propaganda da parte dei leader politici occidentali, e americani in particolare, porta almeno a ipotizzarlo;

2)      sicuramente l’attacco a Falluja ha causato la morte di molti civili. Il punto è che non si può sapere quanti e le immagini non possono provarlo: non c’è infatti dubbio che i bambini piccoli morti o feriti ripresi nelle immagini sono civili, perché è impossibile che impugnassero delle armi; ed è probabile che molte delle donne rimaste vittime non partecipassero ai combattimenti, anche se si sono verificati casi di donne kamikaze in Iraq come in Cecenia. Il problema è che, quando il nemico non combatte in divisa, è impossibile distinguerlo dal civile, e se usa sparare dalle finestre e dai tetti delle scuole è ancora più complesso. È assurdo dichiarare, come hanno fatto i vertici dell’esercito americano, di non essere a conoscenza di alcuna vittima civile. Però dire quante ce ne sono state in modo attendibile non si può. La sensazione è che ce ne siano state comunque molte. Per quanto la stragrande maggioranza dei 350mila abitanti di Falluja avesse lasciato la città prima dell’assalto, sono state distrutte al 100% circa 2.500 case e al 50% tra le 6.000 e le 8.000.

 

falsità

 

1) il documentario afferma che gli USA avrebbero fatto uso di «armi chimiche» durante l’attacco di Falluja e ricorda che una Convenzione delle Nazioni Unite del 1997, ratificata anche dagli USA, vieta l’uso di tali armi. Poi viene spiegato che le «armi chimiche» utilizzate a Falluja sarebbero il fosforo bianco, che i marines chiamano “Willy Pete” (WP), e l’Mk77 Mod 5, un’evoluzione del famigerato Napalm. Ammesso che a Falluja sia stato fatto effettivamente uso di WP e Mk77 Mod 5, esse NON sono armi chimiche proibite, ma armi legali che vengono regolarmente usate dagli eserciti in guerra: il WP viene usato per illuminare di notte il nemico, data la sua capacità di fare luce su una vasta area, e per creare una cortina di fumo; la bomba Mk 77 Mod 5 è una devastante firebomb che ottiene effetti analoghi alle bombe al Napalm della guerra in Vietnam, ma a differenza del Napalm, non è un’arma chimica proibita, perché composta in modo diverso. Alcuni ufficiali dell’esercito americano hanno rivelato di aver usato l’Mk77 Mod 5 contro le truppe irachene, nella zona di Baghdad, nel 2003 (fig. 1). L’uso delle armi incendiarie è vietato quando coinvolge direttamente o indirettamente dei civili, ma non è vietato quando è rivolto a obiettivi militari. Nemmeno i carri armati e i bazooka si possono usare contro i civili, però se li si usano contro obiettivi militari non si violano le norme internazionali. Affermare, come pure si sente, che gli americani hanno comunque compiuto un crimine di guerra indipendentemente da cosa dicano i trattati sul WP e sull’Mk77 è assurdo. Un’azione bellica è o non è un crimine di guerra se e solo se lo dicono i trattati, non se lo dice altra fonte.

 

fig. 1


 


Il WP, invece, non è vietato da nessun trattato. Il fosforo (numero atomico 15, simbolo P), presente in numerosi minerali, è stato isolato per la prima volta da Henning Brand nel 1669. Esso è estremamente reattivo: combinatosi con l’aria, reagisce emettendo una luminescenza (chimicamente si ha il pentossido di fosforo). Si tratta cioè di una sostanza piroforica, ovvero che si incendia a contatto con l’aria e continua a bruciare fino a quando si esaurisce. Per questo il fosforo è usato anche nel campo bellico, soprattutto in forma allotropica: il cosiddetto fosforo bianco, costuito chimicamente da gruppi tetraedici di quattro atomi ciascuno. Esistono altre due principali forme allotropiche: il fosforo rosso, più stabile, e il fosforo nero, simile alla grafite, che però non vengono utilizzate dall’industria bellica.

Il Protocollo del 1980 richiamato dal video esclude in modo chiaro, già al primo articolo, 
che il WP possa essere considerato un’arma incendiaria: «Incendiary weapons do not
include: (i) munitions which may have incidental incendiary effects, such as illuminants,
tracers, smoke or signalling systems». L’ispettore del CFE che ha scritto la
nota informativa sull’Mk77 per RaiNews così si esprime: «l'uso del fosforo bianco contro
uomini o animali va considerato come ricorso a un'arma chimica per la sua alta potenzialità
offensiva, per la totale assenza di controllo degli obiettivi e, infine, a causa del suo effetto
prolungato nel tempo». È però stato
fatto notare che tale motivazione porterebbe a
considerare «arma chimica» anche una mina. Nelle testimonianze sul WP presentate sul
sito
di RaiNews si legge: «L’operazione più devastante [di Saddam], compiuta nel marzo del
1988, non rientrava ufficialmente nella campagna “Anfal”; era infatti un’operazione militare
della guerra Iraq-Iran, ed aveva come obiettivo una città di 45 mila abitanti, Halabja,
situata al confine con l’ Iran in territorio curdo-iracheno. La mattina del 16 marzo 1988
gli aerei iracheni colpirono a più riprese la cittadina con un cocktail micidiale di gas nervini:
iprite, tabun, VX, napalm e fosforo bianco mai prima d’allora impiegati contro civili».
Nella lingua italiana, come è noto, i “
due punti” chiariscono o dimostrano quanto detto
prima. Nel nostro caso, la frase significa che iprite, tabun, VX, napalm e WP sono gas
nervini, ma non è vero. Di quelli elencati, infatti, sono classificabili come «
agenti nervini»
il tabun e il VX. Il gas nervino è un neurotossico, e uccide per blocco respiratorio.
I
principali membri della famiglia son distinti in una Serie-G e in una Serie-V: i primi
sono stati sintetizzati dagli scienziati tedeschi e sono il Tabun, il Sarin e il Soman;
i secondi sono i più recenti, e comprendono il
VX. Quest’ultimo è il più recente e, a
differenza degli altri, non è necesario inalarlo: passa attraverso la pelle.
L’Iprite (“Gas mostarda”), invece, è un gas vescicante.
Il WP non appartiene a questo gruppo. Viene appunto usato in guerra per illuminare
il nemico o un territorio. Esiste ad esempio un particolare tipo di proiettile, l’M825A1,
che è composto da submunizioni di feltro impregnate di WP che bruciano quando il
proiettile viene sparato (da un obice da 155mm) entrando così a contatto con l’aria.
Come ha notato Wellington, l’effetto di tale proiettile (fig. 2) è visivamente del tutto
analogo a quello mostrato dal video di RaiNews24 (fig. 3) e attribuito al lancio di WP
da un elicottero (che nel video non si vede):

fig. 2

 


fig. 3


 

 

Potrebbe però anche trattarsi di «flares» o altro. Insomma, in base a cosa il documentario asserisce che si tratta di una pioggia di WP?

Una ricca inchiesta di Paola Gasparoli, Claudio Jampaglia e Mario Portanova per Diario, pubblicata prima del video di RaiNews24, precisava che «nessuno ha potuto [a Falluja] compiere esami sul terreno, l’aria e l’acqua della città». Ma precisava: «Non sono gli americani a sbarrare la strada, ma gli uffici Onu a New York, che vietano al personale di lasciare Baghdad per motivi di sicurezza».

 

Il Napalm, invece, deriva dall’acido naftenico e dall’acido palmitico, ed è tristemente noto per il largo uso che ne fecero gli americani in Vietnam. Non si incendia a contatto con l’atmosfera, ma viene innescato da una piccola carica esplosiva che si trova all’interno della bomba incendiaria e che esplode a contatto con il suolo. Il Napalm è vietato e gli Stati Uniti hanno bruciato nel 2001 l’ultima riserva esistente.  La bomba incendiaria Mk77, invece, non è illegale, per quanto sia devastante: tecnicamente, infatti, non è propriamente Napalm.

 

Alla luce di queste considerazioni, sostenere, come si è letto su alcuni quotidiani, che gli americani hanno compiuto stragi con armi non convenzionali come faceva Saddam significa dire il falso: piaccia o no, né il WP né l’Mk77 sono armi proibite: lo è, invece, il gas nervino con cui Saddam sterminava i kurdi.

 

2) il video dell’elicottero che spara, come afferma il documentario, del WP su Falluja è molto dubbio. Per prima cosa, l’elicottero – amesso che ci sia e non si tratti d’altro, ad esempio un colpo di artiglieria - potrebbe essere ovunque, sia nello spazio che nel tempo (tutti gli altri filmati hanno una data visibile, questo no): l’immagine mostra solo delle strisce luminose accompagnate da fumo. È probabile che le strisce siano generate dal WP, ma dalle piccole dosi presenti negli M825A1 (v. sopra), che non possono bruciare vive delle persone, ma al limite possono ustionarle o causare danni all’apparato respiratorio. Quello che viene definito un «documento eccezionale» non prova affatto che «l’agente chimico è stato usato in maniera massiccia e indiscriminata sui quartieri di Falluja». Questo perché: a) ammesso che l’elicottero sparasse su Falluja, colpisce, come si evince dal video, una zona circoscritta e non interi quartieri; b) il video non dimostra che il WP (se è WP) è sparato in modo massiccio e indiscriminato, perché la distanza non permette di valutare gli effetti dello sparo al suolo e nemmeno lo spazio coperto. La foto del satellite americano mostrata subito dopo non svela una «città annerita, bruciata», ma annerita è solo una parte di essa, e non è in alcun modo dimostrabile che ciò è dovuto all’uso di WP. Niente di simile alla distruzione di Dresda da parte delle forze alleate. Segue immagine di Falluja:

 

 


3) viene detto nel video, insieme alle crude immagini dei cadaveri anneriti, che il WP è in grado di bruciare i corpi ma non i vestiti. I corpi hanno «strane ferite» e alcuni «la pelle staccata dalla carne». Ma non si vedono segni di proiettili: «i volti sono letteralmente fusi». I vestiti «incredibilmente intatti, e così si riescono a distinguere gli insorgenti, che indossavano giubbotti da combattimento dai civili». Questo è falso. Una delle cose affermate sia dai marines che dai giornalisti durante l’intero conflitto è la difficoltà di distinguere, in questo «nuovo tipo di guerra», i civili dagli insorgenti, perché questi combattono – eccetto alcuni, sporadici casi – “in borghese”. Ora, perché mai a Falluja gli insorgenti avrebbero dovuto vestire tutti con il giubbotto da combattimento? E lo indossavano anche quei bambini di dieci anni armiti di mitra di cui parla il documentario?

Si mostrano poi degli animali morti «senza segni apparenti di ferite». Però gli animali NON sono bruciati, o «fusi». Anzi sono perfettamente riconoscibili. Come mai il WP non ha bruciato anche loro?

Ma, più in generale, a livello chimico il WP può bruciare il corpo lasciando intatti i vestiti? The Daily Ablution lo ha chiesto a John Pike di Globalsecurity.org, grande esperto internazionale di sicurezza e di strategia militare. La domanda posta a Pike è molto precisa: «Are burns caused by white phosphorus consistent with ‘bodies burned but clothes intact’?». La risposta di Pike è altrettanto inequivocabile: «no».

I cadaveri anneriti e sformati, data anche la presenza di vermi testimoniata dalle foto, potrebbero “semplicemente” essere cadaveri in avanzato stato di decomposizione. Anche perché non sempre le bombe hanno visibili effetti esterni: possono, ad esempio, causare emorragie interne e simili.

 

Un video sul day-after della battaglia di Falluja, realizzato proprio dal Centro studi per la Democrazia e i Diritti Umani il cui Direttore, Mohamad Tareq al-Deraji, che compare nel filmato di RaiNews24 è interessante. La voce narrante spiega, in arabo (con sottotitoli in italiano), che di un cadavere simile a quello mostrato da RaiNews24 si può dire che «è bruciato ma stabilire le cause del rogo è impossibile». Durante tutto il filmato, le persone che l’hanno realizzato si muovo per Falluja senza maschera antigas, entrando anche nelle case e avvicinandosi ai cadaveri, ma solo con una normale mascherina protettiva. Il fosforo, però, lascia tracce di sé nell’atmosfera, se usato in modo massiccio e può creare danni all’apparato respiratorio.

 

Il video, neutrale e privo di commenti di taglio politico (almeno per quanto è tradotto), mostra un tragico rito di riconoscimento dei parenti (anneriti, sfigurati, bruciati come nelle immagini del documentario tristemente note): «questo è suo zio», «questo è stato identificato dal fratello», e via dicendo. A un certo punto (minuto 15°) compare un cadavere annerito su una barella e si legge così: «Questo è il corpo di Abou Anas al Jumaili. Abita in via Joulan». Poi ci sono anche corpi che vengono detti «bruciati, irriconoscibili».

 

testimonianze

 

1) la testimonianza di Giuliana Sgrena sull’uso di armi chimiche a Falluja ha dell’incredibile. Ecco la sbobinatura:

 

Domanda: Lei aveva raccolto informazioni particolari su Falluja?

 R: “Non solo su Falluja , avevo ascoltato  racconti da parte degli abitanti sull’utilizzo di armi particolari, tipo napalm,  a Baghdad durante la battaglia dell’aeroporto nell’aprile del 2003,  e poi avevo raccolto,  poco prima di andare a intervistare i profughi  della citta’, testimonianze  da altri abitatnti di Falluja su l’uso di armi al fosforo bianco.  In particolare delle donne che avevano cercato di rientrare nelle loro case  avevano trovato delle polveri particolari disperse su tutta  la casa, gli stessi americani gli avevano detto di pulire la casa con detergenti, perché  quelle polveri erano molto pericolose. Infatti  loro avevano avuto degli effetti  sul loro corpo, sanguinamenti e cose molto strane. Io avrei voluto intervistare  queste persone, ma purtroppo i miei rapitori che si dicevano  appartenere alla resistenza di Falluja  mi hanno impedito di raccontare  quello che avevo saputo di Falluja  rapendomi. Questa guerra non può avere testimoni!  Non può avere testimoni perché si basa sulle menzogne. Gli americani hanno concesso di andare  a Falluja  solo ai giornalisti embedded.
Nonostante questo, per esempio è uscita l’immagine del marine che spara  sul   combattente ferito  e disarmato all’interno della moschea  di Fallujah. Ma proprio perché questa immagine è uscita, non si bene come,  ed è stata diffusa in tutto il mondo, il giornalista dell’ Nbc che l’aveva ripresa,  è stato immediatamente  espulso dal corpo degli embedded”.  


Per prima cosa, la Sgrena alimenta il sospetto che qualcuno l’abbia rapita per evitare che lei diffondesse informazioni dannose per gli americani. Ovviamente, se questo era lo scopo, non possono che averla rapita gli americani. Infatti, come dichiarò la stessa Sgrena quando venne ucciso Calipari, gli spari dei marines alla macchina del Sismi (che non aveva informato del suo passaggio e non si è fermata all’ALT) non erano un incidente. Peccato, però, che i marines, trovata la Sgrena in macchina viva e solo un po’ ferita non l’abbiano “finita”, ma curata e rispedita in Italia, ove ha negato di avere informazioni particolari.

Seconda cosa. I marines, dopo aver riempito Falluja di WP al fine di incendiare tutto, sarebbero entrati in città e avrebbero detto alle donne di Falluja, le quali, miracolosamente, avevano trovato della polvere di fosforo bianco incombusta, di ripulirla con dei detergenti. “Ehi, signor marine, lei cosa usa per puliare il fosforo bianco?”, “Io Mastro Lindo, è ottimo”...

Terzo. Dopo aver detto che i giornalisti embedded raccontano menzogne, la Sgrena afferma che «non si a bene come», ma un giornalista embedded ha divulgato al mondo intero il video-verità di un marine che fredda un ferito...

 

2) la testimonianza di Paola Gasparoli, dell’ong. Un ponte per... non è meno assurda: si parla di «un giornalista indipendente» (Mark Manning) che «entra a Fallujah a gennaio, rimane  per 10 giorni, intervista persone, filma. Esce dalla città, esce  dall’Iraq, dalla Giordania e arriva negli Stati Uniti , si ferma in un albergo e va in spiaggia, quando rientra scopre che la porta della camera è stata forzata, le cassette del  suo girato trafugate, le uniche  sparite quelle riguardanti il lavoro fatto a Fallujah». Naturalmente non ci sono prove che i video esistessero realmente. Poi, un quiz per tutti: siete dei giornalisti indipendenti che avete filmato cose scomode in Iraq, fate un viaggio lungo e rischioso per tornare in patria senza farvi intercettare dalla CIA, arrivate in un albergo (dove ci si registra con nome e cognome, quindi si è raggiungibili) e cosa fate?

a) fate alcune copie dei nastri e li date ad amici fidati?

b) nascondete i nastri e vi organizzate per la loro divulgazione?

c) li appoggiate sul comodino e andate in spiaggia?

 

3) non di diverso tenore sono le testimonianze dei due marines intervistati, Jeff e Garret. Qui interessa Jeff Eglehart, che ha partecipato all’attacco a Falluja. Questo il colloquio:

 

D: Jeff , sono state usate armi chimiche a Fallujah ?
 R: Da parte degli Stati Uniti? Assolutamente si. Sicuramente  il fosforo bianco, probabilmente  il napalm, chiamato Mk 77.

D: Ne è sicuro? 
 R: Si

D: Come fa ad esserne certo?
 R: Ho sentito per radio l’ordine  di fare attenzione perchè veniva usato il fosforo bianco, nel linguaggio militare viene chiamato Willy Pete.

Jeff ci dice che gli americani hanno usato forse l’Mk77, ma sicuramente il WP. Lo ha usato o visto in prima persona? No, ha sentito per radio che veniva usato il WP. Tutto qui. Il marine poi aggiunge che il WP brucia solo le materie che contengono acqua, ma non è l’acqua che lo fa infiammare: è l’ossigeno, come poi ammette pure lui.

4) Alice Mahon si è dimessa dal Partito Laburista inglese quando ha avuto conferma, via Ministero della Difesa, che gli americani hanno usato in Iraq l’Mk77. Questo, come detto sopra, è vero, ma è successo a Baghdad e non a Falluja, e contro l’esercito di Saddam e non contro civili. La Mahon, infatti, nell’intervista di RaiNews24 NON afferma apertis verbis che l’Mk77 è stato usato a Falluja, ma più generalmente in Iraq. Infatti ella dichiara: « Ho deciso di non  ricandidarmi  perchè non volevo più  appoggiare un governo, un primo ministro, che secondo me si è reso protagonista di crimini di guerra…  All’inizio avevamo sentito che l’esercito americano aveva usato sostanze simili al napalm, alla fine lo hanno ammesso ». Nemmeno una parola su Falluja: la Mahon parla di Iraq in via generale e contesta non l’uso della bomba incendiaria sui civili, ma l’uso di essa in generale. E quando l’intervistatore le chiede e non è paradossale che gli americani abbiano usato «armi chimiche» la Mahon non riponde che questo è accaduto, ma si limita ad affermare che gli americani si sono macchiati di «crimini di guerra».

conclusione

L’inchiesta di RaiNews24 è stata accolta con poca enfasi dai principali quotidiani italiani: Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa hanno riportato la notizia attribuendola al documentario della Rai senza prendere una posizione precisa sull’argomento. Grande spazio è stato invece dato, come prevedibile, dal manifesto e da Liberazione. Ma questo equivale ad affermare che Il Giornale non ci ha creduto.

La disamina proposta conferma il giudizio che Wellington ha dato del documentario: si tratta di un miscuglio di verità, di mezze verità, di falsità e di leggende. Non è infatti un caso che, tra le forze politiche italiane, solo Rifondazione Comunista parli di «prove schiaccianti e inoppugnabili», mentre le altre sospendono il giudizio. Il recente Niger-gate, l’inchiesta di Repubblica smentita da tutti i media italiani e internazionali, è un invito alla prudenza.

L’Ambasciata americana in Italia ha duramente criticato il video in una nota molto dura, che definisce il video «non neutrale» e smentito dalle testimonianze di oltre cento giornalisti embedded di tutte le nazionalità che RaiNews24 non ha nemmeno contattato. Soprattutto, l’Ambasciata ribadisce a chiare lettere quanto emerge dall’analisi sopra proposta e che nessuna persona informata può smentire: il WP e la bomba incendiaria Mk77 Mod 5 non sono armi illegali. Il WP non è vietato da nessun trattato internazionale, mentre l’uso delle bombe incendiarie è regolamentato.  La risposta di RaiNews24 a questa nota è imbarazzante, soprattutto quando afferma che «è vero che il fosforo bianco non è fra le sostanze vietate, ma è sempre un agente chimico e in quanto tale, come recita la convenzione sul divieto di armi chimiche è vietato l’uso diretto e massiccio su uomini ed animali». Il WP è un agente chimico, come si è detto, ma NON è classificato come «arma chimica» ed è permesso da tutti i trattati. Poi, l’uso di armi incendiarie è regolamentato da un trattato non sottoscritto dagli Stati Uniti, e comunque vieta l’uso di tali armi non genericamente su «uomini ed animali», ma sui civili e riferendosi soprattutto all’uso aereo di tali armi.

Pertanto, ognuno, secondo la propria sensibilità, può decidere eticamente di quanto è accaduto a Falluja e, più in generale, in Iraq. Si può ritenere che ci siano stati i peggiori abusi, le peggiori violenze, i più orrendi massacri. Si può, in modo assolutamente legittimo, avere la propria opinione sull’opportunità di questa guerra, sulle modalità in cui è stata condotta, sull’assetto del nuovo Iraq. E si deve, a livello di media e di dibattito pubblico, assicurare spazio a tutte queste posizioni. Un altro conto, però, è raccontare la propria opinione come fosse la verità dei fatti, condendola con prove che lasciano il tempo che trovano. E ancora peggio è trasformare la propria opinione nella legge: se si ritiene l’uso del WP a Falluja e quello dell’Mk77 nei pressi di Baghdad un «crimine di guerra», non è affatto automatico che lo sia dal punto di vista del diritto internazionale: infatti, trattati alla mano, si deve riconoscere che non lo è.

Nel complesso, quindi, il documentario di RaiNews24 si presenta come un efficace strumento propagandistico, gravemente viziato da oscurità, imprecisioni, fonti non verificate e immagini cui viene fatto dire molto di più di quanto dicono. Quel che è veramente accaduto a Falluja, ammesso che mai lo si potrà sapere, è un altro discorso. In discussione, qui, non c’è la storia dell’attacco a Falluja, ma il modo in cui RaiNews24 l’ha raccontato e le conseguenze che ne ha tratto in modo improprio o persino palesemente scorretto.
                                                          

Update: il solito, eccellente Wellington ha fatto qualche ricerca su Jeff Englehart e ha trovato un articolo interessante.
 




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