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Diario


1 febbraio 2006

Variazioni semantiche. Arrivederci, TocqueVille!

In tempi non sospetti, l'ottimo WindRoseHotel spiegò le ragioni della propria adesione al progetto di TocqueVille in termini di «amore per la libertà e la democrazia», al di là degli schieramenti politici, a patto che uno non simpatizzasse per il fascismo e le sue varianti (pacifisti radicali, no-global, e via dicendo). La nostra adesione a TocqueVille era motivata da esigenze (già, esigenze!) analoghe: il bisogno di confrontarsi dialetticamente con chi, pur vedendo il mondo e la politica a proprio modo, ha a cuore la difesa della libertà, della democrazia e dei diritti fondamentali degli individui. Insomma, cercavamo una Città dei liberali in cui andare a vivere. Invece, quando nacque TocqueVille, cui inizialmente abbiamo aderito con speranza, venne fondata la Città dei liberi. E non è la stessa cosa. Evidentemente il "sindaco" Andrea Mancia, quando se la prende con la «tentazione di distribuire (o più spesso negare) patenti di liberalismo a destra e a manca», non si accorge della differenza, che è sottile ma c'è, tra una Città dei liberali e una Città dei liberi. Fuori delle mura di una Città dei liberi, infatti, ci sono quelli che liberi non sono (o meglio: non sono ritenuti tali da chi sta dentro), cosa che invece non accade fuori delle mura di una Città dei liberali, i cui cittadini pensano che fuori possano starci i non-liberali (che è ben diverso da non-liberi) oppure, perché no?, dei liberali che non condividano lo statuto della Città. Una Città dei liberi distribuisce e nega eccome patenti: patenti di libertà. C'è chi sta dentro e chi sta fuori, chi è libero e chi non lo è. La dialettica dentro-fuori di una Città dei liberali, invece, è ben diversa da quella di una Città dei liberi. E anche i requisiti minimi che bisogna possedere per avere la cittadinanza cambiano non poco: il cittadino di una Città dei liberali deve riconoscersi nel liberalismo, e lo deve fare necessariamente, altrimenti la sua presenza è del tutto immotivata (è come un non fumatore al Club della pipa: certo, ci può entrare, ma sempre da ospite, mai da membro onorario); mentre non è affatto necessario che il cittadino di una Città dei liberi sia liberale: è sufficiente che sia, o si ritenga, libero. Ed è esattamente quanto accade in TocqueVille: alcuni (purtroppo non pochi) suoi cittadini non sono affatto liberali. Il "fusionismo" Doroteo tanto caro - e anche giustamente - ad Andrea Mancia ha preso una piega delirante: in una Città dei liberali, infatti, fascisti come quelli di AzioneGiovani non troverebbo posto, mentre in TocqueVille ci sono e quelli di Ischia e quelli di Aversa. E non troverebbero posto nemmeno coloro che negano un principio fondamentale del liberalismo: la separazione di Stato e Chiesa. E che dire, poi, di coloro che irridono da quando TocqueVille è stata fondata i Radicali (e ora l'alleanza Sdi-Radicali), che hanno tanti difetti, ma che sono indubbiamente uno dei pochi partiti autenticamente liberali in Italia? Oppure di chi non si limita a lasciare, in materia d'aborto, a ciascuna donna la libera scelta di interrompere o proseguire la propria gravidanza, ma ritiene che lo Stato debba imporle una scelta etica?

Il fatto che un gruppo di blogger abbia presto sentito l'esigenza di crearsi una città nella Città, il Partito dei Radicali in TocqueVille, qualcosa significa. E secondo chi scrive significa questo, che TocqueVille non è una "città dei liberali", ma una "città dei liberi" e, chissà poi perché, la stragrande maggioranza dei suoi cittadini ritiene che per essere liberi, oggi, si debba stare per forza con Berlusconi e Bush, si debba essere conservatori e si debba tenere un santino di Camillo Ruini (e non Cavour) sul comodino. Naturalmente, si deve anche essere spudoratamente filo-Bush. Ma non basta ricoprire il blog di bandiere a stelle e strisce per essere degni nipotini di Alexis Clérel de Tocqueville, che del liberalismo e della democrazia ha raccontato per primo anche "l'altra faccia", quella impresentabile, la stessa di molti blog della Città dei liberi.

 

Con il tempo TocqueVille, bene organizzata e quasi sempre di alto profilo, ha stretto i contatti con Ideazione, trasformandosi da Città dei liberi in qualcosa d’altro ancora: in un aggregatore di centrodestra, decisamente cattolico, reso astioso e vanamente polemico dalla campagna elettorale. Quando Andrea Mancia scrive che «Ideazione ha deciso di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità» uccide quella “cosa” nata dall’aggregazione di 160 blog che si diedero il nome di TocqueVille. Si disse allora che «per diventare cittadini di TocqueVille non è necessario aderire ad alcun "manifesto" o programma politico, né appoggiare un particolare partito o schieramento di partiti». Ma nel momento stesso in cui TocqueVille si lega a doppio filo a Ideazione, che è sostenuta dal centrodestra e che a sua volta lo rappresenta, non diventa un aggregatore di centrodestra? Certo che sì. Quindi è insensato che un blog che non si riconosce nel centrodestra, anche se critico verso il centrosinistra, ne faccia parte. Anche perché un blog filo-radicale, ad esempio questo, il cui titolare ha partecipato e partecipa, anche se da etero, al GayPride, come può sentirsi a casa in una Città dei liberi in cui una parte di abitanti ritiene l’omosessualità una malattia?

 

Il «fusionismo» altro non è che un tentativo di far convivere voci diverse all’interno di un medesimo progetto. Perché il risultato non sia una Torre di Babele ma una rispettabile Città, tuttavia, è necessario un minimo comun denominatore: se TocqueVille fosse una Città dei liberali, naturalmente, indicare il MCD sarebbe facilissimo: il liberalismo, nelle sue molteplici varianti. Però non lo è: è una Città dei liberi, e i "liberi" blaterano di tutto quello che passa loro per la testa e lo vomitano in un calderone che lo contiene solo perché ampio. Niente li unisce, se non gli oscuri confini cittadini. Ma non è la vista di una città dall’alto che ti fa pensare di andare a viverci: bisogna girare per le strade, per i locali, per i sobborghi, per il centro, conoscere i suoi abitanti, dai più illustri allo scemo del villaggio. Il giro di Herakleitos è durato parecchio. Non c’è dubbio che la Città sia popolata da una serie di intelligenti e piacevoli cittadini. Nel complesso è anche una bella città, curata, organizzata, ben amministrata. Però non è mai diventata la Città dei liberali in cui questo blog avrebbe voluto abitare. Pertanto, facendo i saluti di rito e ringraziando per l’ospitalità, senza lesinare gli auguri di buona sorte (caro Aldo, TocqueVille non è in declino), questo blog ha deciso di lasciare la Città dei liberi. Con chi merita e con chi lo vuole, lo scambio di idee continuerà, ovviamente.

 

 




permalink | inviato da il 1/2/2006 alle 1:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (38) | Versione per la stampa
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